Il rito di Antigone

 

 

Il rito di Antigone

scritto e interpretato da Miriam Giudice

nasce da una personale ricerca sul tema del riconoscimento del proprio Sé e della sua affermazione nel mondo.

La linea sottile tra il dovere e il sentire, il pensare e l’agire prende vita in questo personaggio che sceglie di prendere su di sé proprio destino, di compierlo fino in fondo.

Giocandosi tutto, fino alla resa, fino alla morte.

In scena un cumulo di terra e un’unica  presenza umana.

Un luogo sacro dove si compie un rito.

Lo spettacolo che ha debuttato al Torino Fringe Festival 2013, è stato presentato ad A.N.G.A.R  A New Generation Artists di Biella 2013 , IT Festival 2015 presso la Fabbrica del Vapore a Milano, al Festival Città Balena 2015-Teatro i di Milano.

In stagione per la rassegna di teatro ragazzi al Teatro Manzoni di Monza ad aprile 2015 e nuovamente il 25-26-27 novembre 2015.

Esigenze tecniche:

Spazio scenico 4×4 m.

Durata 50 minuti ( 20 min. versione breve)

Replicabile anche in esterni

 

Note al progetto

 Il gesto di Antigone è un gesto che non cede allo spirito del tempo…una manciata di terra, un gesto inutile, simbolico, ma che qualcuno deve fare.”Eugenio Barba

Antigone radicale, eroina senza tempo. Antigone principessa orfana. Antigone clandestina, radicale.Antigone straniera.Antigone combattente.Antigone sceglie.Sceglie di dire no, sceglie il sacrificio estremo,sceglie di morire per vivere.

Come dire che ognuno di noi ad un certo punto sceglie come vivere, sceglie cosa desidera, sceglie dove andare: chi diventare.

Antigone sceglie dentro di sé cosa fare della sua vita.

Dal momento stesso in cui Antigone mette piede nel ring si investe dunque del suo destino, va a morire.

Il significato del suo nome del resto dice questo: Nata Contro.

In fondo della sua stirpe lei è l’unica che accompagna fino all’ultimo il suo padre-fratello in esilio. Si può dire che sia gli occhi di Edipo.

E da quel momento in cui sceglie di andare a raschiare nella terra per seppellire il corpo, lascia uno dopo l’altra tutti i legami che ha e si dirige verso la morte.

In questo senso accogliere l’intima natura con la quale siamo venuti al mondo, che non ha niente a che vedere con la famiglia, la società, i condizionamenti esterni, ma è quel qualcosa di assolutamente unico e originale che ognuno di noi è,  è il percorso di una vita.

Antigone si fa strumento, tramite, rispettando sé. In modo estremo e brutale.

E paga con la morte la sua scelta.

Antigone e’ nata così due anni fa quando, inaspettatamente presa al Torino Fringe Festival 2013, mi hanno proposto di lavorare in strada non essendoci più posti in teatro. E dentro di me mi sono detta: “e quando mi ricapita che lo replico per 10 giorni di fila almeno una volta al giorno?!” Accetto!

E da lì si sono aperti dei mondi di incontri con artisti, persone del pubblico, amici e collaboratori. E così è iniziata questa avventura con Antigone nonostante le sue varie gestazioni, rimane per me un terreno fertile, un work in progress costante fatto di incontri, consapevolezze, morti e rinascite continue…. e lavoro, continuo, confronti, scambi, intuizioni, crescite. Non potrebbe essere diversamente per me.

E’ lei che mi prende per mano e mi accompagna, non sono io che devo interpretarla.

E’ lei che mi fa sentire il tempo e le stagioni, che mi indica la strada,

E’sempre lei, fedele compagna di viaggio.

Ed è questa la cosa bella. Antigone sta in una valigia. E si può fare ovunque, agli angoli delle strade, nelle piazze, nei cortili, nei giardini, nelle ville a cielo aperto, nei chiostri, ovunque ci sia la possibilità di creare uno spazio intimo e sacro insieme agli spettatori, ancora più bello quando gli spettatori scelgono di fermarsi in quella dimensione libera dall’esito che è lo spettacolo di strada. Si può fare al mattino presto, al chiaro di Luna o ai tramonti. Davanti al mare o in montagna. Senza luci e a volte anche senza suoni.

Ma ovviamente Antigone esiste anche al chiuso nei teatri belli ma anche in quelli  piccoli e dimenticati, e in tutti quegli spazi dove si possono usare le luci e i suoni in un certo modo…la tecnica. E anche lì, ecco, è la Bellezza!

M.G.

Photo Irene Pepe- Fabri Ca- Stefano Capra

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